La solitudine dei numeri primi ( un esordio quasi folgorante)

“Alice Della Rocca odiava la scuola di sci”. Comincia così il primo romanzo di Paolo Giordano “la solitudine dei numeri primi”.

Alice è una bambina di sette anni, che non ha il coraggio di ribellarsi al padre che la vorrebbe precoce campionessa di sci e che tutte le mattine, invece di consentirle di godersi le vacanze in montagna, la trascina in un campetto, affidandola ad un maestro di sci insieme ad altri bambini della sua età.

Lei si sente goffa e inadeguata, è certa di non avere alcuna predisposizione per quello sport e vive il tutto come un’orribile costrizione. E’ bardata in modo insopportabile: calzamaglia di lana che punge le cosce, guanti che paralizzano le dita, casco che schiaccia le guance.

Il mattino in cui inizia la vicenda le è rimasta anche la colazione sullo stomaco. In cima alla seggiovia si separa dai compagni e, complice una fittissima nebbia, cerca di liberarsi. Ma è a tal punto imbragata e imbranata, che accade l’irreparabile: se la fa addosso. Per la vergogna decide di andare a valle da sola, ma finisce fuori pista e si spezza una gamba. Continuerà a trascinarla per tutta la vita, rinfacciando al padre la sua menomazione.

Mattia è una ragazzino di grandissima intelligenza con una sorella gemella ritardata, Michela.

L’avere sempre al fianco la sorella è fonte di costante umiliazione per Mattia. Un giorno, invitato insieme a lei ad una festa da un compagno di scuola, decide di lasciarla per qualche ora in un parco, con la promessa di tornare a prenderla. Michela sparisce in modo inspiegabile e non viene più ritrovata.

Questi due episodi, raccontati all’inizio del romanzo, segnano in modo incancellabile le vite dei due protagonisti .

Alice ricava dalla sua gamba rigida un desiderio profondo di omologazione: passa l’adolescenza a desiderare di essere come le altre e a cercare considerazione e affetto. Rifiuta il cibo fino a rischiare l’anoressia per inseguire la chimera di un corpo perfetto, è diffidente con tutti perchè teme continuamente di essere respinta ed umiliata.

Mattia si immerge nello studio, ha sempre voti brillantissimi, ma , schiacciato dal senso di colpa per l’abbandono della sorella, si abbandona ogni tanto ad atti di autolesionismo, infliggendosi delle ferite alle braccia o alle mani . Gli si fa il vuoto attorno, tutti pensano a lui come ad una specie di psicopatico.

Alice e Mattia frequentano la stessa scuola ed un giorno si incontrano ad una festa.

Si scoprono simili e tuttavia profondamente divisi.

Come quei numeri speciali che i matematici chiamano numeri primi gemelli: due numeri primi, cioè divisibili solo per se stessi, separati da un solo numero pari. Vicini, ma mai abbastanza per toccarsi tra loro.

Il libro descrive le storie dolorose e avvincenti di questi due giovani le cui infanzie sono state danneggiate in maniera quasi irreversibile.

Incapaci di buttarsi alle spalle un passato doloroso, Mattia e Alice vivono la certezza di essere diversi dagli altri costruendo giorno dopo giorno le barriere che li separano dal mondo.
Come hanno detto in molti, La solitudine dei numeri primi è un romanzo che cresce tra le mani: parte in sordina per esplodere nel finale.

Dal tono semplice e diretto dei primi capitoli che descrivono con rara tensione emotiva le disavventure infantili dei due protagonisti, si passa al linguaggio più affinato e complesso degli ultimi capitoli della vicenda.

La solitudine dei numeri primi dista anni luce dai romanzi giovanili che vanno per la maggiore: non solo per la qualità della scrittura, ma anche per la scelta dei protagonisti: imperfetti, irrisolti, marginali, ma proprio per questo infinitamente più attraenti dal punto di vista narrativo e personale di quelli levigati e avvenenti che popolano le pagine di Moccia e affollano i reality.

Paolo Giordano ha solo 26 anni, è laureato in fisica teorica, ha una borsa di studio per il dottorato di ricerca all’Università di Torino ed ha frequentato un corso di scrittura creativa.

Sostiene che il corso gli è servito a darsi una più credibile disciplina espressiva.

Probabile, certo non gli ha dato il talento.

Quello c’era già, come dimostra questo esordio quasi folgorante .

 

P.S. Due i romanzi ai quali è impossibile non pensare , leggendo questo romanzo: “Il giovane Holden” di J.D. Salinger, per la sua capacità di rappresentare il disagio adolescenziale, “Le correzioni” di Jonathan Franzen, per la forza con la quale racconta la violenza involontaria, ma irresistibile dei condizionamenti derivanti dai tentativi di educazione familiare.

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2 risposte a La solitudine dei numeri primi ( un esordio quasi folgorante)

  1. Paola ha detto:

    Vado off topic e me ne scuso
    ma passo velocissimamente
    solo per un saluto
    e per augurarti una Pasqua serena
    con le persone che ami…
     
    Un sorriso…
     
    Paola

  2. Rosalinda ha detto:

    ciao fil..come stai? io finalmente bene 🙂
    ho letto questo post e volevo dirti che ho appena finito di leggere questo libro, è stato davvero bello e mi sono trovata mentre leggevo a toccare per davvero le tragedie dei protagonisti, sì davvero bello anche se poi non c\’è stato il solito finale mocciano!:)
    un abbraccio…
     
    p.s. ho appena comprato \’il tailleur grigio\’ di Camilleri…vediamo quale storia mi aspetta!

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