Le pietre di Venezia

 

Visita al Museo Correr in piazza S. Marco.

C’è una mostra di dipinti veneziani dell’americano John Singer Sargent (1856-1925), bellissimi.

Li guardo attentamente, non ci sono molti visitatori ed è quindi possibile sostare davanti ad un quadro anche diversi minuti.

Molti dipinti raffigurano zone della città che conosco bene perchè molto vicine a quella dove abito.

Ritrovo nella bellezza di questi dipinti il motivo principale che mi ha indotto a scegliere Venezia come luogo in cui vivere, vale a dire la sua sostanziale incontaminazione.

Sì, è vero, quando dipingeva Sargent non c’erano i mille negozi di souvenir e di maschere che ci sono adesso, il turismo era un fatto di elite e non di massa, ma se guardo, uno ad uno, gli edifici che compaiono sullo sfondo di questi dipinti di 130 anni fa, non ce n’è neanche uno che, passeggiando per la città, a poche centinaia di metri dal museo, io non possa ritrovare tale e quale nel suo aspetto esteriore

 

 Poi è chiaro che le case vengono ristrutturate, gli impianti elettrici messi a norma, i bagni e gli impianti rimodernati, ma, confrontando una vecchia foto o un vecchio dipinto con una foto di oggi le differenze sono minime, cambiano solo le insegne delle attivitè commerciali.

 

Tutto è rimasto uguale a se stesso.

Il che è rassicurante.

Probabilmente per lo stesso motivo che ci spinge, invece, a considerare con inquietitudine, in altri contesti, l’insediarsi di nuovi paesaggi urbani.

Le pietre, come diceva Ruskin, hanno un’anima, occupano un posto preciso nella nostra memoria e nel nostro cuore, non è facile accettare che qualcuno le porti via e le sostituisca con altre pietre, è un trapianto che contiene in sè il germe del rigetto.

 

Venezia, simile a Tiro per perfezione di bellezza, ma inferiore per durata di dominio, giace ancora dinanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che quando, qualche volta, ammiriamo il suo languido riflesso nella laguna, rimaniamo incerti su quale sia la Città e quale l’ombra.

Io vorrei sforzarmi di tracciare le linee di questa immagine, prima che scompaia per sempre e di raccogliere, per quanto posso, il monito che si sprigiona da ogni onda che risuona come un rintocco funebre, quando si frange contro le pietre di Venezia. 

(John Ruskin, "Le pietre di Venezia")

 

 

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6 risposte a Le pietre di Venezia

  1. Mare ha detto:

    I nuvoloni grigi carichi di pioggia sono
    spariti e io con il mio piu grande sorriso vengo ad augurarti
    buona settimana
    ps forse con il neo melodico hahahaha

  2. Paola ha detto:

    Bellissime le immagini che hai messo!
    E\’ vero Venezia è una città che rimane fedele a se stessa, forse anche per i vincoli architettonici a cui è soggetta.
    Molte altre città non hanno fatto altrettanto, mi è capitato di vedere un interessante lavoro di fotografie di Genova
    odierne paragonate alla stessa inquadratura di 50/70 anni… che differenza…
    E non credo che per Bologna sarebbe molto diverso, fatto salvo alcune piccole zone…
     
    Un sorriso…
     
    Paola

  3. mariangela ha detto:

    Sai, proprio ieri sera, in tv seguii un programma  Report dove
    parlavano di un problema che avete li, di costriure una specie di diga…
    nn ricordo come si chiamava…
    Vidi Per l\’ennesima volta Venezia in tv…si, solo in tv
    nn ci sono mai stata…
    mio marito mi ha promesso che mi porta…sa che ci tengo tanto….
    e io ci credo alle sue promesse…
    Non vedo l\’ora credimi, Venezia senza averla vista ce l\’ho nel cuore…
    spero di rimanerne entusiasta…
    é molto bello quelloche dici, che è rimasta + o – simile a prima…
    la bellezza di una città si vde anche da ste cose…
    belli i dipinti…
    Ti auguro una bella settimana…
    un abbraccio…
     
        Marian
     

  4. la casalinga ha detto:

    Bellissime immagini, ottimo post, come sempre!
     
    Lo sciopero? no no, non è una scusa, ma una protesta, volevo riavere la mia gemella Giulia che era stata allontanata quando aveva perso la pwd e non poteva entrare più a scuola.
    E contro la diffamazione di 2 compagnucci che andavano dicendo in giro che ero ripetente e mi truccavo…
    e devo dire che ho fatto bene,  ho ottenuto quel che volevo!
    il mondo dei grandi insegna..:-(
     
    Pimpa

  5. Mare ha detto:

    Ti risponderò come farebbe Ragazzaccia
    Sei semplicemente tu
    bacioni
    ps non cambiare  altrimenti con chi litigo per Gigi
     

  6. Kalispera ha detto:

    J. Ruskin non era un architetto, tuttavia fu il teorico dell\’ANTIRESTAURO.
    Secondo le sue teorie, "il monumento non dovrebbe essere toccato, tantomeno "restaurato" o, peggio, "ripristinato; ciò sarebbe un completo tradimento della sua natura e della sua carica evocativa e costituirebbe, con la falsificazione storicistica, un danno peggiore della sua stessa distruzione. Al massimo potrà essere consentita un\’accorta e leggera manutenzione che ne allunghi, per quanto possibile, la vita, fino a che il tempo non avrà compiuto il suo lavoro di progressiva, naturale ed inevitabile distruzione" [Giovanni Carbonara, Avvicinamento al restauro. Teoria, storia, monumenti, Napoli, Liguori Editore, 1997, pp 162-163]
    La moderna teoria del restauro, anche se con sfumaure diverse, secondo le scuole di pendiero, deve molto a Ruskin.
    Adesso si mira a "conservare per tramandare nel tempo" con interventi il meno possibile invasivi, nel rispetto dell\’opera, della storia e dei materiali. "il restauro ben fatto è quello che non si vede" ripeteva spesso il Prof. Carbonara "e l\’Architetto Restauratore è un Architetto anomalo: a differenza dei suoi colleghi non deve ambire a lasciare una firma visibile. Deve sacrificare il suo egocentrismo per la causa del buon restauro."
    Grazie al Prof. Carbonara ho avuto la "folgorazione".
    Ho cominciato ad appassionarmi a quest\’arte difficile e discreta e, come te, apprezzo la conservazione, il mantenimento intelligente, la contaminazione discreta.
    Devo assolutamente tornare a Venezia!
    Un salutone.
    Kalispera

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